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GUIDA TURISTICA

Cenni artistici

La fondazione di Bagnasco rientra nel novero dei borghi nuovi, fenomeno diffusosi in tutta Europa tra l' XI e il XIV secolo e generato da motivazioni politiche, economiche e sociali.
Verso la fine del 1200, la popolazione si trasferisce completamente dall'insediamento originario, che alcuni storici locali collocano nell'attuale sito del Rione Fossato, alle pendici della zona fortificata del Castello, al nuovo borgo che si estende sempre più.
E' in quest'epocache l'insediato viene protetto dallacinta muraria.
Bagnasco medioevale è il ritratto tipico di quegli anni, con un' attenzione tipicamente gotica al rapporto città-natura: la piazza con la sua conformazione irregolare si inserisce naturalmente nella morfologia del territorio: le abitazioni, prospicienti la piazza e lungo le vie sono, molto presumibilmente, in cotto a vista e presentano apparati decorativi tipici dell'epoca come sistemi di archetti pensili efasce a dentelli.
In questa fase, è stato generato un tessuto architettonicamente omogeneo e consolidato che difficilmente sarà modificato nei secoli successivi, dai nuovi rapporti economico – sociali e dai modi abitativi in evoluzione.
Alla fine del 1500 Bagnasco doveva apparire ancora come un borgo fortificato stretto intorno alla piazzaprincipale.
Risale alla seconda metà del XVII secolo il rinnovamento urbano e architettonico caratterizzato dal consolidamento del vecchio borgo mediante sopraelevazioni, altane, sopralzi; notevole è la rilettura delle facciate che vengono uniformate dai cornicioni e dal regolare ritmo tra pieni e vuoti e arricchiti da nuovi motivi decorativi pittorici e lapidei.
Da queste brevi note si deduce comeBagnasco sia stato estraneo a grandi disegni urbanistici o a fatti monumentali che possono aver caratterizzato centri anche cosiddetti minori. L'architettura riflette i bisogni del vivere di una società prevalentemente contadina con artifizi e soluzioni per rendere più dolce la quotidianità.
Gli episodi architettonici che caratterizzano il nostro territorio appaiono come fenomeni isolati che hanno scandito e caratterizzato gli usi e i bisogni della popolazione.
Santo Spirito, antica cappella dell' "Hospitale" è anteriore al 1500. Di notevole pregio è il caratteristico campanile a basetriangolare, lobato, databile tra il 1770 ed il 1780.Il maestoso Ponte sul Tanaro, detto anche Ponte della Madonna, probabilmente opera dei romani, è stato ristrutturato dai francesi nel secolo XVI ed a sud sull'arco centrale è scolpito il caratteristico giglio di Francia. La particolarità di questo ponte sta nei numerosi archi sui quali è stato costruito un canale che trasporta acqua per l'irrigazione dei terreni. L'uso delle acque fu concesso al Comune a titolo gratuito dal duca Emanuele Filiberto, unitamente ai diritti di pesca nel territorio, riconoscimento ai meriti dei bagnaschesi verso casa Savoia.
Durante il periodo feudale Bagnasco aveva una sola parrocchia, sita nella borgata Piano, dedicata a Santa Margherita ed il primo parroco del quale si abbia memoria fu Don Giovanni Fenocchio, che vi si insediò nel 1569. Probabilmente costruita verso il mille in stile romanico, quando fu ristrutturata se ne mutò l'architettura allo stile barocco. Nella chiesa, che aveva l'ingresso verso l'attuale via Luca Bongiovanni, si conservano ancora l'altare sormontato dallo stemma marchionale ed il quadro rappresentanteil martirio di Santa Margherita, risalente al XVII secolo.Splendidi inoltre gli affreschi e l'apparato decorativo degli artisti Borgna, Arduino e Odello, il grandioso medaglione del prof. Morgari e le pitture murali del prof. Marchisio.
Gli abitanti del Borgo, ritenendo molto scomoda questa chiesa, reclamarono ed ottennero che la sede parrocchiale fosse trasportata nella centrale confraternita di San Giacomo. Dopo molte controversie, Vittorio Amedeo III, re di Sardegna, decretò nel 1791 la riapertura della parrocchia di Santa Margherita assicurando, nello stesso tempo, il servizio domenicale alla cappella di San Giacomo. La sede parrocchiale fu tuttavia trasferita, nel maggio 1804 da Santa Margherita a S. Antonio, chiesa situata nella frazione Borgo e dimora fino al 1798 dei frati Domenicani, Sant'Antonioil cui convento fu soppresso nel 1803. Il 17 aprile 1817 Bagnasco fu, dopo lunghe proteste della popolazione del Piano, divisa in due parrocchie S. Antonio e Santa Margherita. Officiata dai padri Domenicani dal 1500 al 1798.
La chiesa di S. Antonio era stata costruita verso il 1000-1100 in stile romanico -lombardo come testimoniano le dieci colonne di pietra arenaria rinvenute durante i restauri del 1961-1962 e parzialmente scoperte sotto l'egida della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Torino. In parte demolita, in passato, fu poi ricostruita in stile barocco.
La chiesa annessa al chiostro dei Domenicani, ora casa parrocchiale, mancava di una facciata e vi si accedeva per un lungo e basso vestibolo, aperto in una casa addossata alla chiesa stessa e di proprietà della famiglia del conte Gasco, i cui componenti seguivano la messa dalla propria abitazione, sede ora dell'attuale Municipio. La monumentale facciata neoclassica, fu fatta costruire dall'arciprete Don Giovanni Gazzano, su disegni dell'ing. Bedarida di Mondovì e fu benedetta nel 1892. All'interno della Chiesa si ammirano: un dipinto su tavola raffigurante l'Adorazione del SS. Sacramento, una statua lignea della Madonna del Rosario (opera del 1600), due tele del secolo XVII che rappresentano l'Ultima Cena e la Natività, la statua lignea di S. Antonio (opera del Roasio), il Battistero di marmo policromo.Il prezioso dipinto su tavola, realizzato nei primi anni del '500, attribuito, secondo alcuni, alla scuola di Gaudenzio De Ferrari, è stato per molto tempo erroneamente ricondotto a Pascale Oddone. Gli indagini a cui l'opera è stata sottoposta, in sede del recente restauro, attribuiscono con certezza la paternità dell'opera al pittore fiorentino Raffaele Derossi detto il Pancalino che proprio all'inizio del Cinquecento teneva bottega a Genova e nel ponente ligure a Oneglia. Nel 1926 ebbe inizio la costruzione dell'attuale campanile.
L'antica cappella intitolata a Santa Giulitta e San Quirico, ubicata sulle alture verso Mezzogiorno, come già accennato venne edificata nei pressi delle fortificazioni saracene, attorno all'anno 1000.La cappella minore impreziosita da un importante ciclo di affreschi, secondo alcuni opera di pittori provenzali e secondo altri attribuibile ai fratelli Mazzucco venne annessa alla cappella grande edificatatra il 1650 ed il 1660 per interessamento dei padri Domenicani. La piccola abside, in pietra a vista legata a calce e fango, con tetto in ciape, è contraddistinta da strombature e attualmente emerge come una piccola esedra nella parete laterale della cappella grande.Fino al 1820 gli ecclesiastici e le persone più ricche e nobili del paese avevano sepoltura nelle due chiese parrocchiali, mentre il cimitero comune era ubicato attorno alla parrocchia di Santa Margherita, ove ora sorgono la piazza, la casa canonica e l'orto annesso. L'attuale camposanto di San Rocco fu benedetto dall'arciprete Vicario Foraneo Emanuele Sciandra il 12 novembre 1820 e inizialmente molto piccolo, fu più volte ampliato e furono costruite la facciata(colonne e frontale) e la camera mortuaria, a lato della cappella dedicata a san Rocco, forse unico bene architettonico degno di nota, e per questo vincolato ai sensi del T.U. 490\99. La cappella medioevale a navata unica presenta una particolare volta sul presbiterio a ombrello oad ala di pipistrello, con evidenti nervature. L'abside è ritmata da arcate cieche che sono state schizzate dall'architetto portoghese Alfredo d'Andrade, nel suo peregrinare nella campagna piemontese alla ricerca di spunti per il disegno e il progetto del Villaggio Medioevale del parco del Valentinoa Torino.
Oltre agli esempi di architettura religiosa, degno di nota è il Palazzo della Regia Pretura, soppressa nel 1929, che mantiene sulla facciata una apparato decorativo in marmorino graffito tipico del gusto tardo seicentescoe decorazioni pittoriche antecedenti.
Tra l'edilizia residenziale è annoverata nei cataloghi della Soprintendenza Palazzo Gorresio, attualmente residenza privata, che mantiene i caratteri compositivi interni ed esterni ed è caratterizzata dallo stemma in arenaria scolpita, dell'illustre famiglia.
Alle spalle del centro storico, lungo il pendio di una modesta altura, è possibile osservare i resti del castello e delle antiche fortificazioni. Una delle 11 torri appare ben conservata dopo il recente intervento di restauro e nelle notti estive è possibile raggiungere l' emblema del nostro paese tramite un suggestivo sentiero illuminato che costeggia le antiche vestigia.




 
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